L’enologo: l'uva di troia, misteriosa e accattivante

Uva di Troia, un vitigno misterioso, il suo nome ricorda i poemi omerici ma si coltiva nell’incantevole Puglia dove viene anche chiamata uva della marina.

 

di Claudio Sisto

 

 MG 1813-1V

Le origini del vitigno sono vaghe e un po’ misteriose; quest’ultimo aspetto è stato enfatizzato ed esagerato dalle credenze locali che ritengono la città di Troia in Asia Minore il luogo di nascita della varietà, e da lì si ipotizza che sia emigrata verso il sud d’Italia. E’ comprensibile che sia all’uva che al vino siano stati dati nomi di risonanza omerica, dato che gli antichi Greci furono allo stesso tempo grandi bevitori e geniali inventori della viticoltura sistematica che diffusero poi in altre parti del mondo, ma è altresì vero che associare il vino ai grandi classici della letteratura può essere un procedimento vincente dal punto di vista del marketing enologico. La verità purtroppo è meno aulica e più prosaica: Troia fu di sicuro il luogo della guerra tra Greci e Troiani, teatro delle immortali battaglie tra Achille ed Ettore, proprio sullo sfondo del “mare scuro come il vino” (per richiamare le parole testuali di Omero). Ma è anche - e soprattutto - il nome di una città della Puglia, a ovest di Foggia. Lì, così come nelle zone adiacenti alla provincia di Bari, l’uva viene coltivata dappertutto e probabilmente lì trae origine, come confermano i numerosi sinonimi usati per indicare la varietà: “Barlettana”, “Uva di Canosa”, “Tranese”, “Nero di Troia”, “Troiano”, “Vitigno di Barletta”, “Uva di Barletta”, “Uva della Marina”. I luoghi classici per la coltivazione dell’Uva di Troia in Puglia sono nei dintorni della città di Barletta, nel nord della provincia di Bari (Andria, Corato, Trani), e nelle varie città vicine della provincia di Foggia (Canosa, Cerignola, San Ferdinando). Le uve sembrano dare i migliori risultati relativamente vicino al mare, il che spiega il nome locale di “Uva della marina”. Per tradizione l’Uva di Troia è stata raramente imbottigliata da sola, e non sarebbe sbagliato affermare che raramente è stata imbottigliata del tutto. Anche se la maturazione è tardiva questa uva è nondimeno molto ricca sia di tannini che di antociani nel materiale colorante delle bucce, ed è stata solitamente usata per tagliare altri vini, a volte di altre parti della Puglia, più spesso per il meridione e l’Italia centrale o per l’esportazione oltre le Alpi. Come tale, ha avuto raramente l’opportunità di mostrare quello che può dare da sola. In conclusione l’uva di Troia è un vitigno difficile da lavorare, poco diffuso pertanto poco conosciuto da un punto di vista viticolo ed enologico, ancora in fase di sperimentale per molti aspetti ma che comincia a dare ottimi risultati dove ben coltivato e ben lavorato, un vitigno dall’interessante patrimonio polifenolico e dal complesso profilo aromatico. In definitiva, in base a come viene coltivato, può dare vini longevi ed eccellenti nel lungo periodo o fruttati giovani e dal colore accattivante se vinificati in rosa.

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