La Cantina Albea

Forte di una storia secolare e saldamente radicata nella sua generosa realtà territoriale, questa prestigiosa Azienda ha saputo assurgere in questi anni al rango di produttrice di autentici nettari, sempre più apprezzati sia in Italia che sui mercati internazionali

 

di Paolo Moresco

 

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Pensi ad Alberobello e pensi, per fatale automatismo, ai suoi Trulli, che ne fanno una delle località-simbolo più suggestive della Puglia. 

Certo si tratta di un impareggiabile gioiello urbanistico, la cui bellezza e unicità non è stata contaminata e svilita dal passare dei secoli. Anzi, come il buon vino, Alberobello ha acquisito, con il trascorrere del tempo, “un corpo” e una nobiltà che l’hanno ulteriormente impreziosita, e che non certo a caso richiamano su di essa l’attenzione e l’ammirazione di sempre più numerosi turisti provenienti da ogni parte del mondo. 

Ma Alberobello, anche se ha la bellezza abbagliante di un miraggio (con i bianchi immacolati dei muri delle sue case, con le sue stradine strette e diseguali, che sembrano stese sul terreno come morbidi tappeti, con i suoi caratteristici tetti a tronco di cono che sembrano frutto della fantasia visionaria di un pittore piuttosto che della cruda e dura vita dei suoi antichi abitanti), non è una “cartolina”: è, al contrario, un fiore vivo e palpitante germogliato come per miracolo in un territorio insieme aspro e dolcissimo, dominato da olivi secolari, di scultorea possanza, e da verdeggianti vigneti, da sempre produttori inesausti di uve fra le più generose del mondo. 

 

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SALDE RADICI NELLA STORIA

Dove meglio poteva sorgere, se non in un posto così unico e fedele a se stesso nel tempo, la Cantina che da anni più si segnala, in Puglia, come portabandiera di una produzione vinicola capace di essere, al tempo stesso, radicata nel passato (e nelle sue più nobili tradizioni) e proiettata nel futuro, protesa com’è nel costante miglioramento dei processi produttivi e nella ricerca enologica d’avanguardia? Sì, stiamo parlando della Cantina Albea, sorta agli albori del Novecento con un forte radicamento territoriale e giunta ai nostri giorni con un’inalterata fedeltà ai valori e alle potenzialità della terra di Puglia, che ora interpreta tuttavia in chiave lucidamente innovativa, dimostrando che non è affatto vero che occorra essere “produttori di nicchia” per mettere sul mercato vini di gran pregio, rinomati ormai in tutt’Italia e in sempre più numerosi Paesi esteri. Sopravvive insomma un legame profondo e irrinunciabile con il territorio di cui è espres

sione (e lo testimonia il fatto, come vedremo più avanti, che i vini “firmati” Albea sono per lo più ricavati da vitigni autoctoni), ma non si tratta di una “fedeltà” di stampo conservativo, bensì della salda radice di un percorso produttivo dinamico, dai marcati caratteri innovativi. In questa sede non è forse il caso di ripercorrere in dettaglio le molte, successive tappe che hanno contrassegnato, nell’arco di oltre un secolo, la storia di quest’Azienda.

 

SCELTE PROGETTUALI ILLUMINATE

Non si può non rilevare, però, che il suo fondatore, Luigi Lippolis, seppe conferirle fin dal suo sorgere una spiccata identità anche sotto il profilo architettonico, tant’è che la Cantina Albea (dall’antico nome di Alberobello) è considerata attualmente un significativo esempio di archeologia industriale e una lampante dimostrazione di come anche una struttura produttiva possa corrispondere a criteri estetici, oltre che funzionali. La validità e il pregio di quelle scelte progettuali è testimoniata, ancor oggi, dalle vasche destinate a contenere il vino, che sono interrate nella roccia così come, un tempo, lo erano l

e cisterne destinate all’approvvigionamento idrico dei Trulli. Ma veniamo al presente: o, per meglio dire, alla dimensione del tutto nuova che l’Azienda ha acquisito da quando, all’inizio degli anni Duemila, è entrata sotto l’ala vincente del Cavalier Dante Renzini, un imprenditore umbro già molto affermato nel settore della norcineria di classe superiore che ha voluto coraggiosamente mettersi alla prova anche in un settore affascinante ma delicato, difficile, come quello del vino. Da allora, e sotto la sua guida insieme appassionata e rigorosa, e con la preziosa consulenza di un winemaker d’eccezione come Riccardo Cotarella, la Cantina Albea non solo ha assunto un dinamismo che mai aveva conosciuto in precedenza, ma si è rapidamente avviata a una vera e propria rinascita. “Il Cavalier Renzini”, ricorda infatti il dottor Claudio Sisto, Direttore tecnico della cantina, “ne ha letteralmente rivoluzionato filosofia e organizzazione. Basti dire cheprima qui si produceva prevalentemente vino sfuso, che oggi invece non trattiamo più”. Grazie a una complessa riqualificazione produttiva e a campagne di marketing accortamente congegnate, Cantina Albea produce attualmente “solo vini in bottiglia, nati seguendo alcuni orientamenti precisi, contrassegnati da forti caratteri innovativi e rivolti a un target medio alto”. Vini, è bene rimarcarlo, che hanno mantenuto comunque un saldo legame con la tradizione locale, come dimostra il ricorso a vitigni autoctoni, di cui la Puglia, e la Valle d’Itria in particolare, è ricchissima ma che non erano stati quasi mai sufficientemente valorizzati nel passato.

 

VALORIZZAZIONE DEI VITTIGNI AUTOCTONI

Il dottor Sisto fa notare, nello specifico, che “i nostri bianchi sono tutti originari della Valle d’Itria, l’unica zona di tutta la Puglia vocata a questa tipologia di vini, cioè Verdeca, Bianco d’Alessano e Fiano, che poi, va ricordato, sono alla base del successo di un vino come il Locorotondo DOC”. Alla Cantina Albea vengono conferite le migliori uve di produttori locali che ogni anno, secondo una tradizione ormai consolidata, offrono i preziosi frutti del loro lavoro perché vengano trasformati in quei deliziosi nettari che solo vignaioli di lunga e comprovata esperienza possono produrre. La cantina, una delle più antiche e accreditate dell’intera Puglia, rappresenta quindi un importante esempio di come, interpretando con creatività e coraggio la tradizione al futuro anziché ristagnare su di essa, sia possibile realizzare vini di riconosciuta qualità, con punte di assoluta eccellenza, anche in zone del Belpaese che un tempo, pur producendo vino in abbondanza, non trovavano posto nel “salotto buono” dell’enologia di prestigio. Nelle pagini iniziali della rivista abbiamo già dedicato ampio spazio alla recente vendemmia, che s’è conclusa con risultati più che soddisfacenti, a livello nazionale, legittimando ottimistiche previsioni circa la quantità e qualità dei vini che da essa verranno ricavati. Soffermiamoci, ora, in particolare sulla Valle d’Itria, il territorio cioè in cui sorge e opera la Cantina Museo Albea. Facendo riferimento al fattore climatico, l’enologo Claudio Sisto, Direttore tecnico della Cantina nonché del Museo Albea, osserva anzitutto che “in Puglia la situazione meteo è stata sostanzialmente in linea con le altre regioni, vivendo a macchia di leopardo situazioni particolarmente favorevoli”. In linea generale si è comunque registrata una vendemmia piuttosto generosa. Nelle uve di quest’anno c’è inoltre da rilevare “un’ottima maturazione fenolica e zuccherina”. La vendemmia si è conclusa con un significativo + 15-20% dell’uva raccolta: un viatico più che promettente per la nuova produzione vinicola Albea.

 

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IL MUSEO: LE RADICI ANTICHE DI UN RADIOSO PRESENTE

Il Museo del Vino “G. De Santis” di Alberobello, che ha ottenuto il riconoscimento ufficiale del Ministero dei Beni Culturali, è un tributo alla cultura enologica e agricola della Val d’Itria e dell’intera Puglia. Fortemente voluto dal cavalier Dante Renzini, il Museo è collocato negli ampi spazi del piano superiore della Cantina. Degno di nota il fatto che rappresenti anche un ammirevole esempio di architettura industriale del XX secolo, razionale e suggestiva, che mette il visitatore in condizione di apprezzare, mettendo a confronto i vecchi attrezzi agricoli e le più moderne tecnologie vinicole, l'evoluzione che in questo ultimo secolo ha segnato la crescita e il ragguardevole miglioramento qualitativo della produzione dei vini pugliesi. La ricca raccolta di antichi strumenti agricoli, alcuni dei quali risalenti addirittura a epoca pre-cristiana ma ancora largamente utilizzati fino a qualche decennio fa, nonché la ricca documentazione fotografica, conducono il visitatore attraverso un’itinerario visivo che lo mette a conoscenza delle varie tecniche di vinificazione adottate in passato, fino ad arrivare a quelle, incomparabilmente più raffinate e sofisticate, del giorno d'oggi. Il Museo del Vino della Cantina Albea può considerarsi a tutti gli effetti il simbolo del rinascimento enologico pugliese, che ha portato ai massimi vertici i vini eccellenti di questa terra generosa. Da rimarcare la ricca documentazione fotografica, in continuo aggiornamento e ampliamento, che testimonia le fasi della trasformazione dell’uva in vino secondo le antiche tecniche di lavorazione e aiuta i visitatori nella visita del Museo, caratterizzato da ambienti luminosi e con ampi spazi destinati a ospitare mostre e conferenze. Il “Museo del Vino De Santis” viene infatti messo a disposizione, grazie alla cortesia e la disponibilità del cav. Dante Renzini e della sua Azienda, di quanti, come il Comune di Alberobello e gli enti e le associazioni regionali, intendano promuovere manifestazioni culturali che abbiano come scopo la rivalutazione e la promozione delle tradizioni popolari.

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