Cantina Fidora

Fidora LogoProdurre secondo natura

Fidora,

solo “bio”

lIl successo di un’azienda vitivinicola

che ha individuato e perseguito

un preciso obbiettivo strategico: l’agricoltura biologica

di Roberto Timelli

Fu per intuizione e decisione  di Guido Fidora che, nel 1974,  l’azienda di famiglia venne convertita all’agricoltura biologica.

Certo, quarantacinque anni fa la produzione biologica era poco diffusa e lo stesso termine “biologico” non era associato al termine “agricoltura” come lo è oggi.

Del resto, per circa un secolo i prodotti chimici erano stati presentati come il modo più funzionale e innovativo per far crescere un raccolto ‘sano’ e tutti sembravano aver semplicemente dimenticato l’esperienza precedente, accumulata in millenni di agricoltura senza l’utilizzo di prodotti di sintesi. Ecco allora il senso della vera e propria sfida di Guido Fidora, consapevole che non sarebbe stato semplice e nemmeno senza rischi il ritorno “all’antico”!

I risultati, tuttavia, gli hanno dato pienamente ragione e sono oggi sotto gli occhi di tutti.

Con un primato non da poco che riguarda la grande e ‘multiforme’ Tenuta Civranetta: non solo è uno dei più longevi esempi di ambiente coltivato ad agricoltura biologica del nostro Paese, ma è anche il più vecchio in assoluto dell’intera regione veneta. La sua rigogliosa vegetazione e le numerose specie animali che la popolano sono testimoni di come un diverso metodo di agricoltura possa migliorare le nostre condizioni di vita modificando in senso positivo anche il mondo che ci circonda.

FidoraS Solo ‘bio’

Secondo la filosofia aziendale, “essere bio” non significa soltanto tornare ai sani e vecchi principi di una volta, bensì fare un passo avanti in termini di qualità, salute, sostenibilità e responsabilità ambientale.

Per questo motivo, è davvero fondamentale coniugare  le migliori innovazioni tecnologiche del settore con l’esperienza ereditata dalle  passate  generazioni coltivando i vigneti avendo sempre presenti due  principi essenziali: l’abbandono dei prodotti chimici e lo sviluppo della biodiversità.

PProdotti chimici:

no grazie!

Non è certo un mistero che pesticidi, erbicidi e fertilizzanti chimici producano un impatto devastante sull’ambiente eliminando non solo le specie di piante e di insetti nocivi per le coltivazioni, ma anche molte di quelle utili e positive; inoltre, inquinano l’aria e le falde acquifere, finendo nei nostri polmoni, nell’acqua che beviamo e in molte delle pietanze che arrivano sulle nostre tavole. I prodotti chimici sono poi una delle ragioni dell’inaridimento del suolo e della perdita della biodiversità.

Non dimentichiamo infine che la drastica riduzione delle specie ”nemiche”  inducono  le piante coltivate a non sviluppare correttamente le proprie difese naturali.

Biodiversità

Ecco, allora, che la biodiversità si propone come la risorsa più importante per far sì che le viti sviluppino le proprie difese naturali.

Ed è proprio questo il principio su cui si basa l’organizzazione delle tenute  Fidora che favoriscono lo sviluppo e la convivenza di più specie di piante e di animali all’interno dello stesso habitat: lepri, volpi, fagiani, anatre, aironi, cinghiali e molte altre.

Ma non basta…

Tuttavia, evitare i prodotti chimici e promuovere la biodiversità non è abbastanza, perché malattie o insetti nocivi possono sempre fare la loro sgradita comparsa. Che fare dunque se è stato deciso di non utilizzare sostanze chimiche?

Si può “prevenire”, controllando e curando la vigna giorno dopo giorno e trattando la terra con rispetto ben sapendo che essa restituirà le attenzioni ricevute offrendo le sue uve migliori.

Fidora Valdobbiadene Prosecco BrutVini biologici, perché?

Il vino è, sì, piacere ed emozioni, ma solamente se è davvero degno di accompagnare  al meglio un’occasione speciale o un momento che proprio grazie all’eccellenza del  vino “diventa”  speciale.

Insomma, non è un mistero che i vini biologici siano più sani rispetto a quelli convenzionali e che la loro produzione  “naturale” consenta di  proteggere sia l’ambiente, sia le persone coinvolte nel processo produttivo.

Le Tenute

Entroterra veneziano

Tenuta Civranetta

Lo storico romano Tito Livio narra che nella pianura attraversata dai fiumi Adige, Brenta e Bacchiglione, nel 1184 a.C., l’eroe troiano Antenore fondò la città di Padova. Secondo la leggenda, Antenore fu il primo coltivatore di vite, una pianta ‘magica’ che aveva portato con sé dall’Asia Minore.

Accanto alla laguna di Venezia, sui resti della Via Annia, una strada anfibia di epoca romana, la famiglia Fidora è da quasi un secolo dedita alla coltivazione della vite nella Tenuta Civranetta.

Erano queste le terre del cosiddetto Foresto veneziano, cioè foreste di pianura coltivate su suoli caratterizzati dal “caranto” (antica stratificazione composta da terreno compatto limoso-argilloso). Insomma, un ‘paleosuolo’ ricco di mineralità che trasmette ad ogni acino un piacevole equilibrio aromatico.

Valdobbiadene Tenuta Collagù

Situata nella fascia collinare della provincia di Treviso, Valdobbiadene si trova a uguale distanza dalle Dolomiti e dall’Adriatico, combinazione che influenza positivamente il suo clima.

Le prime memorie risalgono all’XI secolo, quando diversi signori locali si alternavano a governare il territorio circostante come vassalli del Sacro Romano Impero, prima che Venezia vi instaurasse il suo buon governo destinato a durare più di quattro secoli.

In primavera la zona è protetta dai freddi venti settentrionali grazie ai rilievi appartenenti alla fascia pedemontana veneta. Durante il periodo estivo, il territorio beneficia delle fresche brezze marine provenienti dall’Adriatico, che garantiscono una significativa escursione termica fra giorno e notte.

Il terreno, di origine alluvionale, è prevalentemente argilloso-limoso, ricco di minerali e microelementi. Permette di ottenere una produzione di uva che ben si presta alla produzione di vini spumanti e frizzanti con un grande impatto olfattivo dove predominanti sono le note floreali, quelle minerali e una spalla acida che ne esalta la freschezza.

Valpolicella Classica Tenuta Fraune

L’etimologia del nome Valpolicella è ancora incerta e varie sono state nei secoli le interpretazioni. Potrebbe derivare dal latino vallis-polis-cellae, “valle dalle molte cantine”, dal greco polyzelos, “terra dai molti splendori” o più semplicemente da antichi nomi di località della zona poi evolutisi nel tempo nell’attuale denominazione. Ciò che è certo è come questa valle sia nota sin dall’epoca romana per la sua bellezza e come luogo particolarmente adatto alla viticoltura.

Racchiusa tra l’Adige a ovest, la città di Verona a sud e la Lessinia a nord, la Valpolicella è la terra che dà origine ad alcuni dei più grandi vini rossi italiani. Il cuore della produzione, che identifica la “Valpolicella Classica”, comprende le tre principali valli di Fumane, Marano e Negrar.

Tenute della Valpolicella

Le tenute Fidora a est di Verona si trovano sulle colline affacciate sulla vallata di Montorio e su una singola collina nella Val d’Illasi.

Questa zona è dedita alla produzione di vino e olio d’oliva fin dai tempi degli antichi Romani. In particolare, la viticoltura è caratterizzata da ottimi vini dall’aroma gradevole e intenso.

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