Bollicine d'alta classe: anzi... Contesse

Da anni ormai vino-simbolo della produzione vinicola italiana a livello internazionale, con progressivi increenti diLeContesse01 vendita da record, Il Prosecco ha origini antichisssime, che risalgono addirittura all’epoca romana, molto probabilmenteb al II secolo a.C. “Nativo” delle terre friulane, e più precisamente che ne porta il nome, era già talmente apprezzato dalle classi “elette” dell'antica Roma che si racconta che la moglie dell'imperatore Augusto, lo amasse al punto (Puxinum “Pucino”, era denominato allora) da ritenerlo il segreto della sua bellezza e perfino della sua “eterna giovinezza”. Nonostante l'imperatrice e il suo patrizio ma comunque ristretto “entourage” l'apprezzassero tanto, il remoto antenato dell'odierno Prosecco rimase un prodotto di “nicchia” fino a quando  la sua produzione si spostò dal nativo Friuli alle splendide colline del Veneto trevigiano comprese fra Conegliano e Valdobbiadene, dove trovò il suo “terroir” ideale.

La Società

Enologica Trevigiana

Ma questa è, in un certo senso, “preistoria”. Venendo a tempi molto più recenti, va segnalata quella che può essere considerata la vera “data di nascita” del Prosecco che oggi conosciamo e beviamo con immenso piacere. Ci riferiamo al 1868, anno in cui Antonio Carpenè, assieme ai soci Caccianiga, Malvolti e Vianello, fondò la "Società Enologica Trevigiana", ed è appunto con la nascita di questa istituzione che il Prosecco iniziò a essere ritenuto non un semplice per quanto ottmo vino, ma un autentico “patrimonio” da tutelare, promuovere, diffondere e valorizzare. Nasce così l'esclusivo metodo di spumantizzazione Conegliano-Valdobbiadene, messo a punto da Antonio Carpenè, che studiò come far rifermentare il vino assieme a zucchero e lieviti in autoclave per un tempo di almeno 30 giorni. La Scuola ha avuto tra i suoi docenti più noti personaggi di altissimo prestigio internazionale come Arturo Marescalchi, Giovanni Dalmasso e Luigi Manzoni i quali posero le basi per la moderna Scienza viticola ed enologica. 

Gli storici vitigni:

Glera e Glera lungo

LeContesse02Molto importante da ricordare è sicuramente il professor Manzoni, che realizzò quegli incroci che tramandano il suo nome, legato a vini eccellenti, e il professor Tullio de Rosa, sui quali libri hanno studiato intere generazioni di enologi. Diventando negli anni un vino di enorme successo, al punto di essere copiato e spazcciato come originale in diverse parti del mondo, si decise una regolamentazione legislativa: si rese necessario ricollegare la produzione veneta col nome della località originaria del Prosecco, nel contempo ripristinando gli antichi nomi - "Glera" e "Glera lungo" - dei vitigni. Si decise quindi di allargarne  la produzione ad aree contigue a quelle originarie, includendo anche alcune province nelle quali il Prosecco non era mai stato prodotto, o prodotto semmai in quantità limitatissime (Venezia, Padova, Belluno) o dove la produzione era praticamente cessata da secoli (Trieste, Gorizia, Udine), per un totale di 500 comuni. 

L'iter venne concluso il 17 luglio 2009, decretando il riconoscimento della DOC "Prosecco", delle due DOCG "Conegliano Valdobbiadene - Prosecco" e "Colli Asolani - Prosecco" e del relativo disciplinare di produzione. La nuova Doc inoltre prevede la possibilità di specificare l’area di origine delle uve solo per le province di Treviso (95 comuni) e Trieste. Tutti i vini a Docg riportano in primo piano, sull’etichetta, il nome della Denominazione “Conegliano-Valdobbiadene” seguito da Prosecco Superiore, nel caso dello spumante. Lo spumante può riportare in etichetta semplicemente il nome della Denominazione principale Conegliano- Valdobbiadene o Conegliano o Valdobbiadene.

Valdobbiadene

e il Prosecco Docg

La zona di produzione è quella storica, limitata ai 15 comuni collinari tra le due capitali produttive diLeContesse03 Conegliano-VaIdobbiadene; una dimensione che testimonia la preziosità del prodotto. Nello specifico, dunque, il territorio collinare dei comuni di Conegliano, San Vendemiano, Colle Umberto, Vittorio Veneto, Tarzo, Cison di Valmarino, Follina, Miano, Valdobbiadene, Vidor, Farra di Soligo, Pieve di Soligo, San Pietro di Feletto, Refrontolo e Susegana, in provincia di Treviso. Su una superficie di 20.000 ettari 7.000 sono dedicati a vigneto coltivati da 3.000 famiglie di viticoltori, vinificati da 454 cantine e 183 case spumantistiche che lo producono e lo vendono in tutto il mondo. Le viti sono curate a mano, con pendenze che possono arrivare al 70%. Come tradizione, il vino viene prodotto con un minimo dell’85% di uve del vitigno Glera e, per un massimo del 15%, di uve Verdiso, Bianchetta, Perera, Glera lunga varietà presenti da secoli nelle colline di Conegliano-Valdobbiadene. Per lo spumante, si possono utilizzare anche le uve Pinots e Chardonnay. 

Una lunga e mirabile

“storia di famiglia”

Ma veniamo ora a un'autentica eccellenza come il Prosecco prdotto dall'Azienda “Contesse”, e parliamone direttamente con il titolare Loris Bonotto. “A volte non è facile descrivere tutte le emozioni e i ricordi”, esordisce, “soprattutto quando ce ne sono tanti e non si sa quale scegliere, ma una cosa ve la voglio raccontare: ed è... la mia storia! Mi chiamo Loris Bonotto, sono il titolare di Le Contesse dal 1976 e parlarvi della mia azienda è la cosa che mi piace di più perché è il racconto della mia vita”.

“La mia famiglia”, ricorda, “ha delle origini antichissime, tant'è che il mio cognome, Bonotto, deriva dal latino Bonus, già presente nella Repubblica di Venezia dal 1300 Termine che significava, ovviamente, buono, di carattere e di sentimenti. Ma c’è uno storico, Francipane, che ha identificato in tale nome un altro significato, che mi piace moltissimo: tu sei “bonus” perché porti bene alla famiglia dove entri. Aggiungiamo al nome Bono il nome Otto, che deriva dal longobardo Odan e significa proprietario. Ed eccoci, così, al mio cognome: Bonotto. Si ipotizza che la nostra famiglia arrivi dalle Prealpi e dalle Alpi venete per colonizzare le cosiddette “basse”, o terre pianeggianti fertili e ricche di risorgive, propizie all’agricoltura e all’allevamento del bestiame. Durante il Medioevo iniziarono i primi vigneti, che con il tempo divennero una importante fonte di reddito. Pensate che nel 1600 con una botte di 7 ettolitri, valutata 40 Ducati (248 Lire) si poteva comprare un campo di terra a pascolo. I vigneti avevano un antico sistema di piantata chiamato “a tirella”, che poi è diventato a Bellussera nel 1860 grazie alla famiglia Bellussi di Tezze di Piave e infine a Silvoz nel 900”. 

Il Prosecco con

“metodo Bellussera” 

“I vitigni coltivati”, continua Loris Bonotto, “erano la Marzemina, la Recandina o Rabosa e la Pignola Nera, l’uva veniva raccolta su delle brente, lasciata bollire nel mosto per sei, otto giorni e poi spremuta da almeno quattro uomini per tino. La produzione era destinata all’uso domestico, ma veniva anche venduta alle osterie di Venezia. La terra apparteneva alle Contesse Tiepolo di Venezia, e da lì abbiamo appunto assunto il nome “Le Contesse”. Nel 1976 ho avviato l’azienda agricola con mia moglie. In questo terreno abbiamo piantato il primo vigneto di Prosecco con metodo Bellussera: vigneto che vogliamo tenere con particolare cura vista la storicità e il patrimonio di ricordi che ha per noi. Se venite a visitarci sicuramente non mancherà una passeggiata sotto i tralci”. 

“Da piccolo”, conclude Bonotto, “smontavo e rimontavo qualsiasi cosa, se non avessi fatto il cantiniere sarei diventato sicuramente un meccanico. Questa curiosità per le macchine, per i motori e la tecnologia sono state un valore aggiunto alla mia passione per il vino, perché ha fatto sì che applicandolo alla tradizione diventasse adesso il successo dei miei spumanti”.

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