Ristorante Berton, cucina d'élite

Poco più che quarantenne, ma già forte di una grande esperienza a livello internazionale, Andrea Berton ha da poco aperto nel cuore della “nuova Milano” un ristorante dall’inconfondibile personalità

 

di Paolo Moresco

 

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Fra tanti italiani che decidono sempre più spesso di lasciare l’Italia, per cercare opportunità di lavoro che qui non trovano o per inventarsi una vita diversa più appagante, lontano da casa, c’è per fortuna ancora chi ha la determinazione e il coraggio di investire se stesso e il proprio futuro nel suo (e nostro) Paese. È questo il caso dello chef pluristellato Andrea Berton, friulano d'origine ma milanese d'adozione, che dopo anni fruttuosamente passati in cucina a fianco di Gualtiero Marchesi, nel prestigioso “Trussardi alla Scala”, e dopo aver gestito con un gruppo di soci locali rinomati come il “Pisacco” e il “Dry” di via Solferino, ha declinato le molte offerte ricevute dall’estero, perfino da Singapore e Hong Kong, per ribadire con orgoglio le sue radici italiane aprendo un nuovo e per certi versi “avveniristico” locale a Milano. Forte di un curriculum in cui spiccano anche autentiche eccellenze della ristorazione internazionale, come il “Mossiman's” di Londra o il “Louis XV” di Montecarlo, lo scorso 13 dicembre infatti ha inaugurato il “Ristorante Berton”, che affaccia le vetrine in viale della Liberazione, ovvero nel cuore della “Milano di domani” più ancora che di quella di oggi e di sempre: ovvero in quell’area, denominata Porta Nuova Varesine, in cui in pochi anni si . sbizzarrito, sul sostanziale “vuoto urbanistico” precedente, un estro architettonico tutto proiettato al futuro, sotto forma di grattacieli dalle forme talvolta ardite, quando non bizzarre, che annunciano gi. oggi la Milano di domani.

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UNA SFIDA AUDACE

“La sfida più importante è stata proprio aprire un locale in un'area nuova e senza storicità”, rivendica infatti con orgoglio Andrea Berton, sottolineando che “inaugurando il ristorante in uno dei moderni edifici tra la Torre Solaria e il Diamante Maggiore, in un momento storico-economico del tutto particolare come quello che stiamo vivendo, abbiamo voluto dare un segnale d’ottimismo, di fiducia nel futuro. Un segnale che, già in questi primi mesi di attività, la clientela sembra aver molto apprezzato”. Del resto come sarebbe possibile rimanere insensibili al fascino personalissimo della cucina di Andrea, che cura nei minimi dettagli offrendo ai suoi ospiti menu tanto singolari e raffinati da intrigare i palati anche più sussiegosi? “La mia idea è che l'esperienza della cucina debba saper coinvolgere l'ospite a 360 gradi”, spiega. “I nostri menu sono composti da una decina di portate servite a intervalli di tempo abbastanza ravvicinati, in modo che la degustazione non duri più di un'ora e mezza e non appesantisca il cliente. Le tempistiche devono essere perfette e devono accordarsi al menu proposto dallo chef, senza però che questo diventi un fastidioso vincolo”. Lo scopo dello chef, precisa difatti Berton, deve essere quello di mettere a proprio agio gli ospiti: “Non sono d'accordo con chi sostiene che al ristorante ci si debba sentire come… a casa propria”, osserva ironico. “Fosse così”, aggiunge, “proprio non si spiegherebbe perché tante persone frequentano i ristoranti, attratti sì da una cucina diversa da quella domestica, ma anche da un ambiente nuovo, stimolante, diverso”. Ne è talmente convinto, Berton, da essersi prefisso l’obiettivo, aprendo il suo ristorante di viale della Liberazione di fornire ai suoi ospiti “un'esperienza unica e totale”, in grado di conquistare i loro palati ma anche di suscitare in essi un autentico e integrale senso di benessere.

 

Ristorante-Berton-tavolo-tondoTAVOLI DI ROVERE NUDO

Per creare una location consona ai suoi menu, Berton ha optato per uno stile raffinatamente “minimal”, anche se curatissimo. “I tavoli, in legno di rovere affumicato, sono volutamente senza tovaglia per creare il giusto equilibrio tra i sensi, il gusto e il tatto, e rendere tutto più semplice, immediato”, spiega. E per quanto riguarda l'ingrediente su cui puntare, in questa stagione, non ha dubbi: è il brodo. “Non è solo un complemento nella preparazione dei piatti”, spiega “perché, privato della connotazione che lo vuole un piatto 'povero', è in grado di accompagnare in modo egregio numerose portate dei miei menù”. E se qualcuno, ancora un po’ scettico, storcerà il naso davanti a una tazza di brodo fumante, non potrà che essere in torto: affinché una vera degustazione riesca e possa essere l'esperienza a 360 gradi che Berton desidera far provare ai suoi clienti, è necessario affidarsi senza pregiudizi e lasciarsi guidare dallo chef. Una cosa è certa: nessuno, ma proprio nessuno, rimarrà deluso.

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