Ora c’è: è Tartaré!

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“Tartare, je t'aime”, verrebbe da dire osservando la preparazione accurata e fantasiosa e i piatti di questo locale davvero unico!

di Roberto Timelli

Nel corso di uno dei suoi numerosi viaggi all’estero, Francesco Faré, Intraprendente e creativo imprenditore milanese che opera nel settore della comunicazione, si “mise in testa una idea meravigliosa”, come recitava qualche anno fa un motto pubblicitario di indubbio successo. Senza esitare, tornato a Milano, mise in atto quella che aveva intuito e immaginato come una iniziativa di successo: aprire una “tartareria”, cioè un locale in cui si potessero consumare e degustare “tartares” di qualità oltre che di vario tipo e natura.

Nacque così “Tartaré”, ovvero “Bar à tartares”, locale situato in zona Porta Vittoria che si sta imponendo come un ritrovo cittadino molto frequentato e, come si dice, di “tendenza”.

37Dottor Faré, come è nata, innanzitutto, l’idea del nome del suo locale, Tartaré, e che cosa offre a chi si siede ai suoi tavoli?

Il nome, in realtà, è la fusione fra ‘l’oggetto del desiderio’ del mio locale, cioè la ‘tartare’, e il mio cognome. E’ un tocco di personalizzazione ‘accentata’ in cui mi diverte riconoscermi.

Quello che offriamo, naturalmente, è la ‘tartare’, o meglio tante ‘tartares’ declinate nei più svariati modi che vanno da quelle di pesce (salmone, tonno, ricciola) a quelle di carne (fassona, cervo, bisonte) fino alle numerose ‘tartares’ di frutta e verdura in grado di accontentare anche i vegetariani più rigorosi.

Proiettandomi un po’ nel futuro, le dirò inoltre che questo mio primo locale rappresenta anche un ‘banco di prova’ dell’iniziativa in sé e della sua filosofia e sto concretamente considerando l’ipotesi di aprirne altri in diverse zone della città. Insomma, una catena di “Tartaré” nei quartieri più caratteristici di Milano, città nella quale mancava un format di questo tipo.

Mi pare che l’idea, senza dubbio originale e intrigante, non fosse tuttavia priva di rischi quando lei la pensò, considerando le resistenze, evidenti fino a qualche tempo fa, nei confronti del consumo di alimenti “non cotti”...

Non c’è dubbio che vi sia stato, inizialmente, un certo margine di incertezza rispetto a questa mia proposta, che qualcuno ha inteso come una vera e propria scommessa.

35Ma questo è il passato: ora che la prova è stata ampiamente superata, come dimostrano gli affidabilissimi e significativi apprezzamenti che si intrecciano numerosi sui “social network”, posso solo ribadire con grande soddisfazione le valenze positive che l’alimento ‘tartare’ offre. Prima fra tutte la sua proverbiale e ovvia ‘leggerezza’ determinata dal fatto che non vi siano condimenti di cottura che possano “mascherare” e appesantire l’ingrediente di base, ma solo e unicamente la materia prima che così si esalta in funzione della sua qualità, che deve essere rigorosamente eccellente.

Un altro pregio non indifferente è poi quello delle infinite possibili varianti di un menu a base di tartares, come dimostra, del resto, il nostro percorso, che non esito a definire creativo, sempre alla ricerca di piatti e proposte che sono, così, in continua evoluzione.

“Percorso”, come diceva lei, che immagino sia molto legato anche alla stagionalità di certi ingredienti...

Assolutamente sì, soprattutto, com’è ovvio, per quanto riguarda le ‘tartares’ di frutta e verdura.

32Tartare, dunque, al centro della sua proposta, ma non solo quella, mi pare...

No, certo. Pur essendo il fulcro ineludibile del nostro menu, la tartare non può essere l’unica possibilità per chi entra nel mio locale, sarebbe davvero riduttivo.

Ecco allora il perché di panini gourmet, tanto per fare un esempio, e di altre preparazioni destinate in particolare al lunch.

Per riassumere, diciamo che il detto “cotto e mangiato”, per il suo locale, è un po’ una “bestemmia”, se mi passa il termine...

Non del tutto. Prepariamo, fra le tante, una originalissima tartare con gamberi cotti e un’altra a base di polpo, che crudo sarebbe davvero poco invitante!

Insomma, anche chi non gradisce il “tutto crudo” può trovare qualche piatto di suo gradimento.

Quale tipo di clientela frequenta il suo locale?

Con grande compiacimento e un po’ di sorpresa, devo dire che le ‘tartares’ sono apprezzate in modo particolare dal pubblico femminile. E questo non fa che accrescere la mia profonda e dichiarata ammirazione per l’”altra metà del Cielo” che sa coniugare molto bene il gusto al palato, il basso apporto calorico delle nostre preparazioni e il senso estetico che le contraddistingue.

Del resto, proprio questo è un ulteriore contributo che il nostro menu offre a chi non voglia appesantirsi con cibi conditi e difficili da digerire, a prescindere dal fatto che si tratti di un lunch o di una vera e propria cena.

In ogni caso noi facciamo anche ‘delivery’. A tale scopo, abbiamo studiato e messo a punto appositi contenitori, con specifico comparto per il ghiaccio, destinati a chi voglia consumare una tartare comunque perfetta anche in casa propria o, come accade spesso, in ufficio.

Per ultimo, perché “Bar à Tartares”, come si legge sui suoi biglietti?

Per alleggerire il concetto, a volte carico e impegnativo per il cliente, di ristorante! Un approccio più snello e spiritoso, ne sono convinto, può solo giovare a noi operatori e rendere più gradevole e fresco il contatto da parte dei nostri clienti: insomma, meno ‘paludamenti’ e più spontanea convivialità.

Come nei bar, appunto!

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