Melanzana rossa di Rotonda

A Rotonda, in provincia di Potenza, nel cuore del Parco Nazionale del Polllino, si coltiva la Melanzana rossa DOP, un ortaggio che si distingue dalle altre varietà di melanzana per il suo particolare aspetto più vicino a un pomodoro

 

di Stefano Cennaro

rotonda

In provincia di Potenza, nel cuore del Parco nazionale del Pollino, su un antico scoglio calcareo nell’antichissima valle del Mercure - parte di un lago ormai scomparso, in cui in epoca Pleistocenica andavano a morire i dinosauri - circondata da montagne che non raggiungono i 2000 metri, sorge Rotonda. è una cittadina caratterizzata dall’intrico di strette stradine e di case che sembrano parte integrante delle rocce. In quest’affascinante territorio si coltiva la Melanzana Rossa di Rotonda DOP, un ortaggio che si distingue dalle altre varietà di melanzana per il suo particolare aspetto simile quasi a un pomodoro. Ma anche e soprattutto per il basso contenuto di acido clorogenico (800 ppm - parti per milione - rispetto alle 4.300 delle altre varietà), caratteristica che impedire alla Melanzana Rossa di Rotonda di diventare scura anche dopo il taglio. La storia della di questo ortaggio inizia agli inizi del ‘900, con l’emigrazione di numerose famiglie rotondesi che, alla ricerca di lavoro, si trasferivano nei nuovi territori coloniali dell’Africa orientale per costruirsi una nuova vita, trovandosi però amaramente coinvolti nella guerra di Etiopia. I nuclei familiari che nel ‘35, prima dello scoppio della guerra, riuscirono a tornare in patria, con i figli nati e registrati in Africa, portarono con sé anche questa melanzana a forma di pomodoro allora sconosciuta in Italia. Lo raccontano gli anziani, nati nella lontana Africa. E lo conferma il nome scientifico di questa melanzana: Solanum aethiopicum. Da allora si è diffusa nelle aziende agricole del territorio della Valle del Mercure grazie alla sua rusticità e alla sua versatilità in cucina, diventando ben presto un alimento della dieta quotidiana dei contadini. L’area della sua coltivazione comprende quattro comuni della provincia di Potenza: Castelluccio Inferiore, Castelluccio Superiore, Rotonda e Viggianello. Buona parte del merito del suo successo si deve anche alle condizioni ambientali in cui si è radicata, già descritte nel 1853 da Filippo Cirelli, nel suo volume “Regno delle due Sicilie descritto e illustrato”.

 

CENNI STORICI

La storia della melanzana rossa parte dall’emigrazione di diverse famiglie rotondesi agli inizi del ‘900, come testimoniano i registri dell’anagrafe comunale. Era il periodo del colonialismo e molti, per trovare lavoro, si trasferivano nei nuovi territori conquistati dal regime fascista. In questo caso si tratta dell’Africa orientale, dove dall’intento di costruirsi una nuova vita, i rotondesi si trovarono a partecipare alla guerra di Etiopia. I nuclei familiari che nel ‘35, prima dello scoppio della guerra, riuscirono a tornare in patria, con i figli nati e registrati in Africa, portarono proprio questa “curiosa” melanzana a forma di pomodoro. Lo raccontano gli anziani, i bambini di allora nati in Africa. E lo conferma il nome scientifico dell’ortaggio: Solanum aethiopicum.

 

melanzana rossa di rotonda

METODI DI COLTIVAZIONE

Buona parte del merito del suo “successo” è dovuto anche alle condizioni ambientali in cui si è radicata, già descritte nel 1853 da Filippo Cirelli, nel suo “Regno delle due Sicilie descritto e illustrato”, in cui si legge che l’agro di Rotonda è come “abbondante di acque, le quali sono giovevolissime per l’agricoltura, e l’industrioso colono di Rotonda sa ben mettere a profitto. La sedulità dei coltivatori, la mitezza del clima, la posizione dei terreni, e la loro buona qualità offrono infatti, sono i fattori più sicuri della produzione, la quale perciò è svariata, offrendo annualmente tutti i prodotti bisognevoli per la sussistenza degli abitanti”. Più di recentente la memoria della melanzana rossa e il suo ruolo nella comunità locale sono stati descritti da Maruzza Fittipaldi Mainieri in “Memoria e sentimento: usi, costumi e tradizioni della gente del Pollino” (Moliterno, 2000). “Nei miei ricordi personali”, scrive, “la melanzana rossa nasce a Rotonda quando, in tempo di guerra e di fame, splendeva rigogliosa in tutti gli orti del mio paese, o rosseggiava, simile a serti fiori, appesa sotto la tettoia delle case di campagna”. E ancora: “Il simbolo della povertà della nostra terra ma anche il simbolo della volontà e della tenacia della nostra gente contadina che, con amore, ha strappato all’avara terra gli ortaggi più adatti alla sua durezza al suo clima, portandoli sull’umile desco o sulle tavole più raffinate, per gustare i sapori e insieme la memoria del passato”. I metodi di coltivazione del disciplinare confermano quanto riportato negli scritti citati: la preparazione del terreno prevede un’aratura fino alla profondità di 30-35 cm. Il trapianto avviene tra inizio maggio e la fine di giugno. Si usano piantine con 3 o 5 foglie, con un’altezza di 10-15 cm e provenienti dall’area di produzione. I sesti e le distanze devono essere quelli che tradizionalmente sono usati nella zona di produzione, e comunque con una densità non superiore a 18 mila piantine ad ettaro. Sono consentiti tutti i prodotti fitosanitari ammessi nella coltivazione integrata, ma non è ammesso il diserbo. La raccolta viene fatta a mano, tagliando con le forbici una piccola porzione di peduncolo. Si incomincia il 1° luglio e si termina il 30 novembre. La resa è di 60 tonnellate per ettaro. Il seme utilizzato deve provenire da piante madri sane ricadenti nell’area di produzione. Anche le fasi del condizionamento, della preparazione e del confezionamento devono avvenire nell’area di produzione.

 

9674450148 ab3428ecfd oRETROGUSTO AMAROGNOLO

All’inizio della maturazione colore e sovracolore sono il verde e l’arancio chiaro, con tenui sfumature verdognole. Successivamente l’ortaggio assume un color arancione vivo, tendente al rosso. Di consistenza carnosa, la Melanzana Rossa di Rotonda ha un profumo intenso fruttato che ricorda il fico d’India. Al palato è piccante, con un gradevole retrogusto amarognolo. Moltissime sono le ricette della cucina lucana che celebrano questo inconsueto prodotto, che può essere fritto e aromatizzato con menta e aglio, oppure abbinato al caciocavallo podolico per condire fusilli. Sapientemente impastato con la salsiccia, viene anche utilizzato per preparare gustosissime polpette. Tradizionalmente queste melanzane si conservano “nzertate”, cioè legate a grappoli e appese quindi sotto tettoie ad asciugare.

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