1970, ITALIA-GERMANIA 4-3 HA 50 ANNI LA PARTITA DEL SECOLO

Un vero manuale di calcio e di vita,

quando Gianni Rivera segnò la rete del 4-3 alla Germania.

Appariva generosa ma divenne subito spietata.

di Fernando Moro Murilo

Ancora oggi, dopo 50 anni, bisogna riconoscere al “Golden Boy” Gianni Rivera la nostra personale gratitudine per il celeberrimo gol del 4-3 a Messico '70, che potrebbe diventare un eccellente manuale calcistico a disposizione degli insegnanti del gioco.

Non va dimenticato inoltre che, sempre quel gol, ci ha permesso di ospitare, da allora e per eterno, sui nostri lidi, moltitudini di tedeschi anche se eternamente forti di un atavico ed immotivato sentimento di superiorità.

Il fisico da “Abatino” di Gianni, termine abusato in quegli anni, affibbiatogli se non erro, da Gianni Brera, ci insegna che non serve assolutamente avere un superfisico, neppure avere dei superpoteri per diventare eroi.

Non serve neanche essere titolari, perché il 17 giugno 1970, Rivera restò seduto in panchina tutto il primo tempo, sulla base di un’assurda staffetta precedentemente elaborata a tavolino.

Va detto inoltre che lo sport del calcio non preclude la strada per la gloria, neanche commettendo un errore grave a dieci minuti dalla fine del secondo supplementare.

Cosa non grido’ Albertosi... Gianni era vicino al palo, sugli sviluppi di un corner, e quel diavolo di Muller ha potuto mettere in rete il 3-3, senza nessun suo intervento.

A quel punto era tutto da rifare. Ma, ecco la lezione del signor Gianni Rivera!rivera.jpg

Questo sport è una cosa meravigliosa perché, in un solo minuto, ha avuto il potere di spalancare le “Porte della gloria” a un ragazzo gracile, una riserva, che da poco era stato protagonista d’una leggerezza imperdonabile sulla propria linea di porta.

Quando diciamo un minuto vogliamo dire esattamente un minuto e undici passaggi, per opportuna precisione.

Successivamente al disastroso gol di Gerd Muller, la palla, tornata sul dischetto del centrocampo, è scivolata di azzurro in azzurro, senza che i tedeschi riuscissero a toccarla ed è rotolata davanti a Rivera, merito di un cross rasoterra di Boninsegna.

Gianni pensa, in un primo tempo, di colpirla di sinistro e di spedirla verso il palo alla sua destra ma, con la coda dell'occhio, si accorge che Sepp Maier era già in viaggio

in quella direzione, ed allora cambia piede, cambia palo, e il portiere viene trafitto da un incredibile, magistrale e trionfale contropiede.

Altra sublime lezione del nostro “Abatino”. Non è detto che la porzione più larga di porta scoperta sia sempre la soluzione migliore.

Ho parlato di manuale calcistico, ma in realtà, dal momento che il calcio riflette la vita, il gol di Gianni Rivera alla Germania è stato un vero manuale esistenziale.

Ci spiega infatti che basta un minuto per farsi perdonare e per trovare la felicità, a dispetto dei nostri limiti, e che la vita spesso premia i più fantasiosi che hanno il coraggio di scelte contro ogni logica.

La vita che è pur sempre generosa, diviene a volte spietata, percquando finalmente ti senti un eroe, può chiamarti in campo solamente, per sette minuti, nella successiva partita, dopo averti nuovamente fatto iniziare in panchina. 

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