IL BELLO ED IL “BUONO” CI SALVERANNO!

lenoci03.jpgCome uscire dalla terribile crisi economica che minaccia l’italia e tutti noi?

Con le fantastiche e notevoli “bellezze” del nostro Paese e con le sue innumerevoli bontà!

“Ma alla ‘bellezza’ bisogna educarsi…”, s’infervora subito il professor Francesco Lenoci, docente universitario a   Milano, che alle sue riconosciute competenze in materia di economia, come attesta la sua cattedra alla Cattolica, aggiunge una forte e sensibile deriva umanistica. Approfittando della sua  disponibilità, chiediamo qualche parere sul momento davvero  drammatico dell’umanità in generale e dell’Italia in particolare. 

La situazione, molto brutta, lascia molto perplessi

La pandemia che ci ha colpito all’inizio della primavera, assomiglia molto alla “spagnola” e, purtroppo le somiglia anche per quanto riguarda i mezzi inadeguati che sono stati utilizzati per combatterla. Questo significa che la scienza ha fallito completamente il suo compito lasciandoci tutti impotenti, senza possibili contromisure, e ciò è grave. Se pensiamo che i paesi più organizzati, più potenti e più ricchi del mondo stanno ancora adesso subendo perdite gravissime, sia in vite umane che in danni economici, la perplessità lascia il posto allo sbigottimento. Non c’è alcun dubbio sul fatto che sia stato sbagliato tutto a partire dai segnali, ignorati, che ci venivano dalle nazionali militari che hanno partecipato, nel territorio di Wuhan, ai giochi di atletica. Si sono ammalati quasi tutti, compreso il capitano della nazionale italiana che, tornato a casa, ha contagiato la sua famiglia, sia la moglie che il figlio. Ciò accadeva nella seconda quindicina del mese di ottobre dello scorso anno. Da quella data, fino al 21 febbraio 2020, quando abbiamo incominciato a bloccare uomini e cose, il virus ha potuto attestarsi e operare, per così dire “indisturbato”. C’è stato un ritardo, insomma, davvero spaventoso che abbiamo pagato con tantissime vite umane.

Giunti a tal punto, non abbiamo avuto in buona sostanza alcuna reazione, se non tardiva, da parte della scienza che ha fallito la sua missione, alimentando rabbia e vergogna che fa il paio con queila vergogna che, noi economisti, abbiamo provato quando è esplosa la crisi economica del 2007, senza che noi avessimo previsto i disastri causati dai ‘Subprime’. Adesso siamo alle prese con le conseguenze, devastanti, da questa pandemia. Basta pensare che il Paese più ricco, potente e attrezzato del mondo, cioè gli Stati Uniti, si ritrova attualmente in un gigantesco problema sociale ed economico che rappresenta una potenziale “bomba”, dagli effetti imprevedibili e tremendi. Sembra, insomma, che abbiamo perso ogni memoria della “spagnola” che, quasi un secolo fa, provocò grandi disastri, descritti e ricordati anche in diversi libri. Francamente pensavo, illudendomi, che le esperienze di quel tragico periodo fossero consegnate alla storia e che non si sarebbero più ripetute, se non altro per i recenti notevoli progressi fatti dalla scienza medica!

Posti dinnanzi al disastro che sta coinvolgendo l’intero pianeta, come possiamo venirne fuori noi, che siamo stati subito messi alla frusta da questo subdolo virus?

“Intanto prendiamo atto dei cambiamenti profondi che il virus ha già prodotto a tutti i livelli. Basti pensare, anche se non è certo il problema più grave, a ciò che è accaduto nel “ponte” del 2 giugno: Milano, la città in cui viviamo, è stata attiva, funzionante come mai lo è stata in occasioni simili, quando letteralmente si svuotava per le rituali gite e gitarelle al mare, al lago, in collina o in montagna! Insomma, fatti salvi alcuni settori produttivi, citiamo in  particolare quelli connessi ai rifornimenti alimentari che hanno realizzato performance straordinarie, tutti gli altri hanno l’assoluta necessità di reinventarsi e impegnarsi al massimo per poter ripartire. E personalmente ritengo che una spinta importante, in questo senso, potrebbe venire dalla sia pur complessa filiera eno-gastronomica. Punti chiave di questa filiera sono, senza alcun dubbio, i ristoranti che rappresentano, non dimentichiamolo, un nostro grande vantaggio competitivo. Mi auguro davvero che tutti i ristoranti possano riaprire e che lo facciano sapendo offrire quel “qualcosa” in più che consenta loro di tornare a lavorare con soddisfazione. Un altro importantissimo volano per la sospirata ripresa sono, senza dubbio, i luoghi della cultura, come i musei. Alla riapertura, finalmente, dei musei vaticani, risulta che già nel primo giorno, oltre millecinquecento persone erano presenti, precedentemente prenotate, per entrare. Ecco, io personalmente vedo, nella riapertura dei musei, un forte segnale positivo e di speranza. Ancora personalmente, in imgres (1).jpgquanto originario di Martina Franca, lamento il fatto che la città abbia potuto decidere di rinunciare a importanti e storici eventi culturali. Tuttavia, e per fortuna, il tradizionale Festival d’Opera Lirica si farà, da metà luglio ai primi di agosto, anche se in forma ridotta nel senso che si terranno solo 2 concerti, ma con tre repliche ciascuno. Bene, naturalmente, ma per ripartire davvero credo che sarebbe opportuno fare qualcosa in più. Per esempio, continuare a far vivere quella particolare iniziativa, organizzata da qualche anno, che si chiama “L’Opera in masseria”, cioè una trovata geniale che univa l’opera e la musica alla straordinaria e unica bellezza delle masserie pugliesi. Un’iniziativa di cui parlo anche nell’antologia di recentissima pubblicazione “Cavalieri dell’Arcobaleno 2020”, lamentando il fatto che una simile iniziativa, davvero encomiabile, avvenga in genere solo nei quindici giorni del Festival e in un numero ristretto di masserie! L’abbinamento, davvero favoloso, di masseria, musica, enogastronomia e auguriamoci anche moda, sarebbe il presupposto per centinaia di eventi veramente unici e senza confronti a livello mondiale. Proprio quest’anno, limitati da precauzioni particolari, non sfruttiamo le masserie, che in realtà dispongono, per loro stessa struttura, di grandi spazi all’aperto! I pochi concerti previsti si terranno nell’atrio del Palazzo Ducale, annullando quell’enorme vantaggio competitivo che le masserie potrebbero offrirci! Ecco, questi sono errori “blu” per un Paese che vuole e deve ripartire. Il contesto in cui ci troviamo ci spinge ad accelerare moltissimo, se vogliamo riprenderci, e non dobbiamo perdere proprio le occasioni più favorevoli per farlo. Quello che ho descritto è solo uno dei tanti esempi che potremmo citare.

Che cosa pensa dello spostamento sulla “rete” di buona parte delle attività, comprese quelle scolastiche?

Premesso che insegno direzione e consulenza aziendale all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, e non mi do pace se penso che noi, in Italia, abbiamo sospeso le lezioni fino a settembre mentre altri Paesi, come la Danimarca, le hanno proseguite spostandole con grande semplicità dal chiuso all’aperto, le dirò che non sono la soluzione ideale. Badi che io insegno proprio in un corso che è in buona parte “online”, ma ciò si giustifica perché i miei studenti sono studenti lavoratori, che hanno conseguito la laurea triennale e vogliono lavorare e in contemporanea proseguire gli studi per conquistare anche la laurea magistrale. Quando un Paese ha tante bellezze e attrattive, sia artistiche sia enogastronomiche e di ogni genere come l’Italia, non è all’online che deve guardare, se non per pura necessità. Se a tutto questo aggiungiamo poi la moda, ecco che, per esempio, l’Opera in Masseria, cui facevo riferimento prima, diventa un evento assolutamente unico e di eccellenza mondiale che vive, e non potrebbe essere altrimenti, di esperienze dal vivo. Ecco, questo è un momento in cui la cultura può e deve giocare un ruolo importante non solo per educare e educarci alla bellezza, ma anche e soprattutto perché la bellezza, quella vera, è il nostro vantaggio competitivo, è il traino ideale per poter far uscire il nostro ‘Paese’ dalle sabbie mobili in cui si trova. Ciascuno per le sue competenze, certo, ma tutti siamo chiamati a ricollegarci, positivamente, allo straordinario patrimonio di cui l’Italia, per sua fortuna, è depositaria: territorio, arte, moda, turismo, enogastronomia con la sua filiera di eccellenze che si deve imparare a riproporre con entusiasmo e creatività, ricordando sempre che cibo  e bevande sono un aspetto fondamentale della vita sociale, che è condivisione ed emozione. Non dobbiamo pensare di annullare eventi come quello del Festival di Verona, all’Arena! E’ un grande impianto che dispone di 20.000 posti all’aperto: distanziando opportunamente, perché non possiamo celebrarvi eventi significativi con l’importante presenza di un pubblico di circa 4.000 persone? Non abbiamo capito che ora, con le dovute precauzioni, dobbiamo letteralmente aggrapparci a qualsiasi occasione per creare opportunità che rimettano in moto il volano di questo Paese. Ripeto, e lo ripeterò fino allo sfinimento, dobbiamo ripartire dai nostri vantaggi competitivi! Per finire, vorrei anche accennare all’antologia stampata proprio in questo periodo: “Cavalieri dell’Arcobaleno 2020”, che sembra echeggiare quello cui ci troviamo di fronte e quello che dobbiamo fare prendendo proprio l’arcobaleno a simbolo, forte e luminoso, del “ritorno al sereno” e alla luce. Come ci ricorda un grande profeta “Non facciamo mai riduzioni sui sogni”, anzi è nostro dovere rinforzarli e tenerli davanti a noi perché ci guidino come una  Stella Cometa. Non mi stancherò mai di ripeterlo: “Se non si sogna non si progetta. Se non si progetta, non si realizza”.

Troviamo giustissimo, Professore, ciò che Lei dice, anche perché, desideriamo permetterci aggiungere, la ripartenza è soprattutto dentro di noi!

 

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